05 mar

Convergenze Mediterranee

Artisti Arabi tra Italia e Mediterraneo
a cura di Martina Corgnati
Palazzo Montecitorio
Roma

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Da Ghazieh, villaggio sciita alle porte di Sidone nel sud del Libano, a poco più di diciotto anni, mi sono ritrovato in un battere d’occhio a Siena. Il fascino della Toscana provocava nella mia immaginazione continui viaggi ed i ricordi dell’infanzia libanese si sovrapponevano alla vista delle strade di Firenze o alle crete senesi. Era come se mi trovassi sospeso al di fuori del tempo. Avevo accantonato la realtà del mio triste vissuto della guerra del Libano per immergermi in una storia nuova, cercando di assorbire ed imparare tutto ciò che riguardava questo paese, la sua lingua, la sua storia e cultura. Il suono delle campane rassicurava il mio bisogno di spiritualità e spesso mi trovavo a meditare in qualche chiesa di città o di campagna. Finiti gli studi universitari e ottenuta la cittadinanza italiana, le contraddizioni e il dualismo identitario che vivevo sotto la protezione senese erano arrivati al punto rottura. Decisi di fare le valigie e sradicarmi di nuovo, questa volta per quel di Milano e per fare il pittore di professione. La mia scelta fu rafforzata dall’incontro con Aldo Mondino, avvenuto in occasione della sua mostra senese. Aldo, artista di grande valore e uomo molto semplice, mi incoraggiò a trasferirmi al “nord”. Il suo interesse per il mondo musulmano mi faceva ritrovare la forza di dipingere quel che avevo tenuto in serbo nella mia intima coscienza. Probabilmente le tensioni del passaggio del millennio e gli scontri che continuavano a prodursi a livello mondiale incidevano molto su di me e sull’ambiente in cui vivevo. Senza accorgermi e a forza di cercare di conoscere me stesso, incominciavo a conoscere Allah. Ho intrapreso il cammino dei sufi lucidando lo specchio del cuore finendo per accettare la mia identità plurale. Da questa esperienza sono scaturite le tele con gli sfondi che riprendevano gli affreschi di Michelangelo e Raffaello o i quadri delle Piazze d’Italia di De Chirico. Nel misticismo islamico, la creatività e la bellezza sono due aspetti sublimi della Divinità. Far Arte per me oggi non significa più soltanto decorare le pareti delle moschee o dei Palazzi del potere ma pensare e ripensare la propria cultura portandola al rinnovamento. In fin dei conti io e Aldo Mondino abbiamo avuto un percorso simile ma da punti di partenza diversi, come ricordava lui stesso nel presentarmi al pubblico milanese nel 1998: “Cosa farei se invece di essere nato a Torino, io fossi nato a Beiruth?…..”

Ali Hassoun – Milano, dicembre 2007

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http://www.alihassoun.it/pdf/2009/sole.pdf 
 
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