30 Jul

Quelli che vanno – AQUELES QUE VÃO

festival

a cura di Riccardo Ferrucci
Ponte de Sor (Alentejo)
Portogallo

  • Testo
  • Opere
  • Foto Evento

Hassoun: la grande bellezza, un viaggio nel sogno

Il viaggio non finisce mai, solo i viaggiatori finiscono Josè Saramago

Quelli che vanno è il titolo della mostra di Ali Hassoun per il suo viaggio portoghese, ma tutta l’arte dell’artista libanese è incentrata sul tema del viaggio e della contaminazione, incontro di culture attraverso le sponde del mediterraneo tra Africa, Europa e Medioriente. In un certo modo è un fare artistico che procede per esplosione e maturazione di colori, volti e immagini di donna, opere d’arte vissute e citate, dal futurismo a De Chirico, dall’arte italiana del rinascimento alla pop art americana.

Suggerisce il critico Luca Beatrice : “Ali non è pittore neorealista e non manda messaggi sociali espliciti attraverso i suoi dipinti; preferisce far riflettere sulle cose dopo aver sedotto l’osservatore con la bellezza e la vivacità delle figure e delle situazioni.”. In realtà come ogni vero poeta Ali non si limita a ricostruire la realtà esistente, ma inventa un proprio mondo e lo rende magico e visionario, ricco di luci, colori e vita.

Nel film di Paolo Sorrentino La grande bellezza si assiste alla ricostruzione di un mondo contaminato, dissoluto e pieno di solitudini, ma ricco anche di suoni, amore, colori, arte e storia. Un identico procedimento creativo viene utilizzato da Hassoun che procede e ingloba nel suo far artistico il presente, l’arte contemporanea e quella del passato, le immagini e i vestiti tradizionali dell’Africa e dell’Oriente con segnali dell’oggi, simboli tecnologici.

Per lo scrittore Alessandro Baricco ognuno di noi ha bisogno di sogni per vivere ed è, in questa direzione, che si muove l’arte di Hassoun che inventa sogni e immagini sempre nuove per vivere, amare, immaginare un futuro diverso e luminoso. La segreta speranza dell’artista è quella di riuscire a trasmettere la forza del sogno e dell’invenzione, in grado di superare ogni ostacolo e portare speranza e luce anche in mezzo al dolore, alla sofferenza, alla guerra.

Scrive Beatrice : “ Il popolo vuole il POP ma soprattutto lo vuole Ali, convinto com’è che in questa sensibilità risieda il passaggio dell’arte da moderna a contemporanea, ovvero il frangente in cui l’arte non ha più timore di contaminarsi con la cultura e i mezzi di comunicazione di massa.” E’ un sapiente dosaggio di passato e presente, di tradizione e futuro, di colore e luce, di libertà e regole quello che si sprigiona nella sua arte, capace di evocare sulla tela la magia di un racconto infinito, ricco di echi e voci.

Questo viaggio nella modernità, nella pop art, si accompagna in Hassoun in un recupero continuo delle proprie radici e del passato : dai costumi africani tradizionali all’arte italiana. Una riscoperta delle proprie radici per poter guardare in profondità lo spirito umano, per penetrare dove l’ombra s’addensa e dove il mistero diventa più intrigante.

Come ricordano i registi Paolo e Vittorio Taviani : “ Per capire chi siamo oggi siamo convinti che si debba risalire sempre alle radici: andare e ritornare sempre, onde evitare di considerare l’esistente come realtà assoluta. Se uno vivesse solo nella contemporaneità, potrebbe avere la sensazione del caos: solo tornando indietro il caos si ricompone in un ordine con un suo senso, diventa un processo con una sua logica.” Anche Hassoun guarda al futuro, ma senza dimenticare il passato e la tradizione, pertanto il caos si ricompone in armonia, luoghi distanti si avvicinano, culture diverse si contaminano e fondono. La diversità delle composizioni sceniche è soltanto un mondo per raffigurare una realtà sempre più complessa e un mondo che appare, a volte, indecifrabile.

E’ bello anche il protagonismo femminile, le sue donne che disegnano un futuro da protagonista, su muri pieni di storia, arte e colori, dopo il crollo simbolico del muro di Berlino, un grigio muro di divisione e violenza. Le donne con i vestiti colorati disegnano altre storie colorate sui muri, con riferimenti al futurismo e a disegni pieni di vita e colore, come modi poetici per opporsi al gelo e al vuoto dei sentimenti, quello che troviamo nella vita contemporanea ed al quale allude anche lo splendido film di Sorrentino La grande bellezza. Vorrei chiudere queste note ricordando che Ali Hassoun ha disegnato il manifesto dell’edizione 2014 del Festival Sete Sòis Sete Luas ispirandosi ad un romanzo del grande scrittore portoghese Saramago La zattera di pietra ; c’è una frase di Saramago scritta per Viaggio in Portogallo che sembra descrive perfettamente le ragioni poetiche dell’arte di Hassoun “ Il viaggio non finisce mai, solo i viaggiatori finiscono, e anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo in narrazione, quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto : non c’è altro da vedere sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna tornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.”

Tutta l’arte di Hassoun si muove in questa direzione, sulle ali del sogno e della memoria, i suoi quadri diventano frammenti di un grande mosaico che è la vita contemporanea, che include al suo interno la storia del Libano, dei popoli africani, la storia dell’arte italiana, le invenzioni moderne e tutto diventa immagine simbolo di pace e bellezza, un modo personale per opporsi al gelo dei sentimenti e reinventare, giorno dopo giorno, la poesia e l’amore. Riccardo Ferrucci

30 Jul

Forward

a cura di Riccardo Ferrucci
Palazzo Panciatichi
Firenze

  • Testo
  • Opere
  • Location
  • Video

Locandina_Firenze-21-marzo

Palazzo Panciatichi, sede del Consiglio regionale della Toscana a Firenze ospita dal 6 marzo al 21 marzo 2014 la mostra personale dell’artista libanese Ali Hassoun.

La mostra dal titolo “Forward”, promossa dalla Regione Toscana e dal Comune di Pontedera, da seguito alla Mostra Antologica dell’artista “Al Shaab Yurid… ” (Il popolo vuole…) tenutasi lo scorso anno al Muso Piaggio di Pontedera.

A Firenze l’artista espone 16 opere selezionate di grandi dimensioni della Mostra al Museo Piaggio, a cura del critico d’arte Riccardo Ferrucci,  – i testi in  catalogo sono di Luca Beatrice -. Nell’occasione vengono inoltre esposte due delle opere che gli studenti del liceo scientifico e classico di Pontedera hanno realizzato sotto la supervisione di Ali Hassoun,  nel work shop che l’artista, con il supporto della Prof.sse Ferretti, Giglioli e il fotografo Marco Bruni, ha tenuto lo scorso anno e che vuole essere un contributo alla integrazione culturale ed artistica dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo ed una esaltazione dei valori di una fratellanza che prescinde da divisioni religiose e politiche.

Ali Hassoun, italiano d’adozione, nasce in Libano a Sidone nel 1964, nel 1982 si stabilisce a Siena, studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze e nel 1992, sempre a Firenze, si laurea in architettura. Dal 1996 vive e opera nel suo studio di Milano.

Il tema pittorico delle persone comuni, sempre presente nelle opere di Ali Hassoun, ritorna in una sintesi delle molteplici culture che hanno accompagnato il suo percorso artistico dalla sua terra natia, il Libano, fino alla formazione artistica in Italia.

Il tema più evidente fra quelli che emergono nella sua ricerca pittorica è un’idea di “umanità” come qualità universale e comune fra tutti i popoli, fondata su una spiritualità originaria che precede le diversificazioni religiose e politiche. Così l’artista si fa interprete di culture diverse ma confrontabili, che convivono nello spazio perfettamente orchestrato delle sue tele coloratissime. I personaggi della recente “rivoluzione dei gelsomini” o di un’Africa tanto vissuta, quanto favolosa e immaginata, nelle sue composizioni sono tutti catturati in un gioco di citazioni colte e di rimandi indiretti  tra figura e sfondo.

Le persone comuni sono “Heros”, gli eroi della contemporaneità. Che portino la “keffia” della primavera araba o vestano “Made in Italy”, sono comunque i protagonisti della scena globale.

Come dice l’artista stesso: “Forward“  è un ulteriore passo avanti su un percorso fluido attualmente in corso sulla strada dell’affermazione di una volontà di libertà e nella speranza e fiducia negli esseri umani per l’autodeterminazione del proprio destino”.

Works

location 

 

 
06 Mar

After the Ordinary: Present Time

after_loc1

a cura di Melih Gorgun e Merteza Fidan
Siemens Sanat – Istambul

  • Testi
  • Opere
  • Location
  • Video

Contemporary art is not based on a conventional historical evolution of formal innovations, but rather it develops suggestions in today’s reality. Artists are involved in the dynamics of life which they use to develop contemporary art forms. The main issue for the viewer and the painting (i.e. the artist) is to comprehend th e content collectively.

In spite of developments in other art disciplines, the art of painting has been shaping formal innovations by following the modern-historical consciousness. Today, the art of painting can also produce intellectual dialogical forms of daily life and head towards the collective consciousness.

Ali Hassoun’s art works use grey-neutral images from the masterpieces of West European art in the background, and socio-cultural dominant images in the foreground. His paintings are subject to multi-layered interpretations as they deal with scenes of everyday life in the Middle East and local forms structured with colourful painting, which challenge the scenes from Western masterpieces in the background. Murteza Fidan

Digital image
Coming soon… 
06 Mar

Il POPolo vuole

Piaggio

Primavera 2013 
Museo Piaggio Pontedera

  • Presentazione
  • Video
  • Rassegna stampa

Luca Beatrice Il POPolo lo vuole. When, in the far 1982, a young boy from Lebanon moved to Tuscany to study, at the beginning, with the Academy of Florence and them at the Faculty of Architectue, he was deeply amazed very soon by the artistic wonders of Florence and Siena so that he gave up the pratice for a probable lucrative profession and he chose without delays the painting, the world was really so much different from nowadays. May be these historic, social, cultural and economic situations that showed Italy as a little Heaven in the Mediterranean basin have definitely disappeared, At present our Country is still very attractive for those choosing it not only as a tourist, but now the mistrust seems to prevail the bet and the risk. Once it was not in this way. At the time the art system found by Ali Hassoun was still mainly shaped with the national schools: painting could be Italian, German, American and we were really not so much aware of what happened in other parts of the plane. It was still before the revolution that happened, certainly not by case, in 1989, the same year of the fall of the Berlin Wall: at the Centre Pompidou in Paris there was the opening of the great exhibition “Magicien de la terre”, which has marked the first entrace of the extra western art in the capitol symbol of the Old Continent, From now on we start getting familiarity with the first presences from Africa, Asia, South America and also from Oceania. Then a further development takes place, the Biennal of Venice in 1993, a point of connection between local art and global culture, very perceptive in gettin the transformation in course and to redraw the geographical borders of the earth: in this way the Maps by Alighiero Boetti are the witnesses of a world that do not exist any more, starting from the breacking up in thousands of colours of what until some time before was the red flash of the formier soviet empire. Those that were born after this fundamental path from a stage of the history to another think that it is absolutely plain to communicate in the world without time zones and besides they think that it is possible to go far beyond any limit of time and space. We talk of people that have grown with the mobile phone and the computer always on, while those of the previus generation live this strange contradiction between before and after: to us (Hassoun and I are almost of the same age) technologies have changed life, on the other hand our children made pratice at once, in a very natural way, as if another world, a world without, could not be possible. It might appear an opinion for granted and very plain, but this deep gap between before and after we can see very well in the art by Ali Hasoun, a popular painter in the correct meaning if this word, that is the choice of a straight language, with clear symbols, in order to establish a bridge of communication between the work and the public. In most of his work, realized in the Ninety years and the beginning of 2000, he keeps the temperature and the sensibility of a man influenced by the Italian culture and in debit with it, then as a dialect contrast he shows  “his tradition underlining togheter with the differences and the taste for the typical  stereotypes and prejudices” Therefore we can see stranges pictures, dressed with coloured dresses which are at the same time unlikely, those sieving the com in front of the fresco of the good government or picking up grapes with the foreground of the wealthy hills of Siena. Women and men engaged in little daily gesture which in short give some more useful details for the public reading of the work outside the usual enviroment of the museum: the young mother with the child in the arms is related with the tragic scene of Guernica, while the beatiful angel face of a child seems really the one missing to the joy of seraphs and cherubs of the judge. […download the pdf…]

 

26 Feb

Alla confluenza dei due mari

title

curated by Martina Corgnati
Palazzo Pubblico Magazzini del Sale

  • Introduction
  • Works
  • Text
  • Location 
  • Download
Introduction by Maurizio Cenni Mayor of  Siena

Ali Hassoun’s return to Siena is a part of a long journey which has led him to grapple with various situations in the West, and with his experiences of the Eastern Mediterranean. His aims has been to explore the various “contaminations” between cultures that, for centuries, have been enriched by differences involving ferocious contrasts which, strangely enough, have never stopped the two from absorbing what was really beautiful and useful from both.

Siena was the first European stop-off of the young Lebanese artist. Here he passed a fairly long period of time which he made the most of, both for increasing awareness of his work and for making his first serious steps in the art world.

The public came to know him through various shows which underlined both his inborn talent and his eagerness to increase constantly, even if slowly, his ability to express himself.

During his years here in Siena he managed to gather together a group of friends who encouraged, counseled, and supported him: what could be better for the aims of a young artist?

Ali Hassoun then left Siena for other places, ones better adapted to developing his career more fully. But even when he came into contact with more prestigious and exclusive milieus, he never lost sight either of his own character or of his own friends. What was imprinted on his mind was to come to grips with something that seemed out if his reach. But he finally got there by making clear the prevalence of the fascinating and- when it comes down to it- definitive aspects of things we still do not know enough about. So, as with other early, almost initiative, relationships, his relationships with his friends from Siena continue to be fruitful.

Ali has come back to Siena in order to reveal, with this long-awaited show, just how his career has developed. But the most important event for Hassoun and for our city will take place on next 2 July: then his work “Drappellone” will be contended for by Siena’s ten districts during the Provenzano Palio. An occasion which will doubtless allow him to enter into the heart of hearts even of the many Sienese who do not know him: yet.

Maurizio Cenni 

Intercessors

In the background, the unmistakable shape of the Estense Castle appears at the end of a sloping plane shown in a disturbing perspective; along it is an orderly arrangement of muses with a column for a body and the blind and disturbing face of a manikin. De Chirico? No, Ali Hassoun. Emphasized, and seemingly suspended against the impenetrable depth of this monochrome landscape, is a dark-skinned, foreign-looking child who fingers her lip in puzzlement. She is the “sign”, the wayfarer who continually crosses the frontier between two worlds: the same frontier that the artist has crossed and which by now is the most characteristic aspect of all his work.

Not that this wayfarer is always seen in the same way; it is not a recognizable and repetitive referential point. No: at times it is a small boy, or a female figure; but what is important is the mysterious consistency and “double role” that this presence has in the painting in which it plays a part but from which it is also excluded. It is “internal” but also extraneous. For example, in the case of Muse inquietanti [Disturbing Muses], the little girl is part of the image that we observe, yet she is also a viewer who does not stay inside the painting but, quite the contrary, shares our own space; she is thus transformed into a kind of measurement, an incarnation of distance. Thanks to her we know that the image is not there but intangible, distant. And we also know that not even we are there but, instead, are separated by an intermediate plane, a “wing” which for seventeenth century landscapists was, for instance, provided by a tree or the parapet of a loggia but which Ali Hassoun, instead, humanizes: he even celebrates it as a kind of “narrative voice”, both the key to understanding that particular image and also the occasion for détournement, for enchantment and fantasy.

conf_loc

Nessun download disponibile