26 feb

Alla confluenza dei due mari

a cura di Martina Corgnati
Palazzo Pubblico Magazzini del Sale

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Presentazione di Maurizio Cenni Sindaco di Siena

Il ritorno di Ali Hassoun a Siena avviene dopo un lungo viaggio che l’ha portato alternativamente a toccare tante tappe situate sulle sponde d’Occidente e su quelle orientali del Mediterraneo, alla continua verifica di quella contaminazione tra culture che per secoli hanno saputo arricchirsi, in una guerra di contrasti che, se le ha viste afflitte da feroci controversie , non ha mai impedito alle due di assorbire quanto di bello e di utile fosse stato inventato nell’una e nell’altra contrapposta parte del mondo . Siena fu la prima destinazioe europea del giovanissimo libanese. Si trattò di un periodo abbastanza lungo che Hasoun non esitò a mettere a frutto sia per conoscere attraverso lo studio sia anche per farsi conoscere con il lavoro e in particolare con i primi approcci seri all’attività artistica . Si affacciò al giudizio del publico con varie esposizioni che ne sottolinearono la naturale predizione unita a una smisurata ansia di mostrare ciò che sapeva fare a quanto la costante applicazione lo ponesse in grado di migliorare passo per passo la sua capacità di esprimersi. Hassoun seppe mettere insieme , in quegli anni , un bel gruppo di amici che lo incoraggiarono , lo consigliarono , lo sostennero, creando un clima sereno ed incoraggiante, ideale per le ambizioni di carriera di un giovane artista. Da Siena Ali è poi partito per sbarcare in luoghi più consoni al pieno sviluppo della sua carriera ma, pur venendo a diretto contatto con ambienti esclusivi e prestigiosi, non ha mai abbandonato la sua natura e i suoi amici . Il tentativo di avvicinare le lontananze, attraverso lo sforzo di spiegare quanto prevalgano gli aspetti fascinosi e, in definitiva, utili, in ciò che non si conosce abbastanza, è rimasto il suo chiodo fisso.

Così come il rapporto giovanile, quasi di iniziazione, con i suoi amici senesi continua a produrre i suoi buoni frutti. Ali torna a Siena per dimostrare i tanti progressi ottenuti in carriera, attraverso una attesa mostra. MA l’appuntamento più importante tra Hassoun e la nostra città è quello che il 2 Luglio prossimo , quando sarà sua opera il Drappellone che le dieci contrade si contenderanno nel corso del Palio di Provenzano. Un’occasione che gli consentirà certamente di entrare nel cuore anche di tanti senesi che ancora non lo conoscono.

Maurizio Cenni 

Sullo sfondo, la sagoma del Castello Estense è inconfondibile al termine di un piano inclinato dalla prospettiva straniante, lungo il quale si dispongono in bell’ordine le muse dal corpo di colonna e il volto cieco e conturbante del manichino. De Chirico? No, Ali Hassoun. In bel risalto e come sospesa sulla profondità impenetrabile di questo paesaggio monocromo, una bambina colorata dall’aspetto straniero si porta perplessa un dito alle labbra. È lei il “segno”, il viandante che attraversa continuamente la frontiera fra due mondi, quella stessa che l’artista ha attraversato e che ormai costituisce la cifra più caratterizzante di tutto il suo lavoro. Non che questo viandante si presenti sempre sotto le stesse spoglie, traccia referenziale riconoscibile e ripetitiva, no: qualche volta si tratta di un ragazzino, oppure di una figura femminile, ma quello che resta è la consistenza misteriosa e il “doppio ruolo” che questa presenza gioca nel dipinto, di cui è compartecipe ma anche esclusa, “interna” ma anche estranea. Per esempio nel caso delle “Muse inquietanti”, la bambina è parte dell’immagine che noi osserviamo ma è anche una spettatrice che non sta nel quadro e anzi condivide piuttosto il nostro spazio, trasformandosi così in una specie di misura, di incarnazione della distanza. Grazie a lei, noi sappiamo che l’immagine non è qui ma invece è intangibile, lontana. E anche sappiamo che neppure noi siamo lì ma invece separati da un piano intermedio, una “quinta” che per i paesaggisti del Seicento era data, ad esempio, da un albero o dal parapetto di una loggia, e che invece Ali Hassoun umanizza, anzi celebra in una specie di “io narrante”, chiave per la lettura di quella particolare immagine ma anche occasione di détournement, di incantesimo e di fantasia.

conf_loc

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